Palermo, arriva la sabbia del deserto: ecco cosa cambia per i ciclisti

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I principali giornali del capoluogo siciliano annunciano che oggi, a causa dei venti sud occidentali, la città sarà avvolta da una tempesta di sottilissima sabbia del Sahara. Gli effetti saranno tangibili per tutti: aria ingiallita e difficile da respirare  e un sottile strato di sabbia su auto, balconi e strade. Cosa cambia per il ciclista?

Tutti i ciclisti sanno quanto possono essere disastrose le conseguenze di una scarsa manutenzione in presenza di sabbia dunque non potevamo esimerci dal dare qualche dritta sul rapporto fra sabbia e bici.

Partiamo dalla considerazione che, in linea di principio, la sabbia e le parti meccaniche in movimento della bicicletta non sono un binomio perfetto. In effetti, quando la sabbia (composta per lo più da silicio) si solleva dal suolo, aderisce alle parti meccaniche e si mescola al grasso che le ricopre. Tale impasto agisce come “cartavetro” a causa dell’attrito. Il risultato può essere devastante quindi il primo consiglio che ci sentiamo di darvi è di evitare di pedalare sulle spiagge o quando la strada è sporca di sabbia.

Tuttavia, se proprio non potete farne a meno o, come oggi, non siete voi ad andare alla sabbia ma la sabbia a venire da voi, forse i consigli che seguono possono aiutarvi a preservare le vostre bici e rendere la pedalata sulla sabbia un piacevole ricordo.

Gli argomenti da trattare sono due: pedalare sulla sabbia e difendersi dalla sabbia.

La soluzione al primo è l’uso di una fat bike, per il secondo bisogna seguire alcuni accorgimenti.

Pedalare con una Fat Bike

La bicicletta migliore per affrontare i terreni sabbiosi è la fat bike. Gomme larghe 3,8 pollici o più, cerchi da 2,6 pollici a salire e basse pressioni di gonfiaggio assicurano un’aderenza totale anche in caso di terreno sabbioso, neve o fango. Nonostante la diffusione di questo tipo di bici sia un fenomeno relativamente recente (’80), la sua invenzione risale ai primi decenni del 1900. Su alcune illustrazioni e fotografie dell’epoca è infatti possibile osservare biciclette con gomme “balloon” simili in tutto alle odierne fat bike.

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Una Balloon Bike

Niente di nuovo quindi, ma come mai oggi le fat bike stanno vivendo un periodo di rinnovato successo? Molto probabilmente, ciò è da imputare al concorso fra diverse coincidenze fra le quali spiccano la volontà dei ciclisti di pedalare su tutti i terreni possibili, compresi sabbia (vulcanica), neve o fango, e le strategie commerciali di alcuni produttori che “sfornano” innovazioni sempre più frequenti per creare nuovi mercati al fine di espandere l’offerta di biciclette.

 

Difendersi dalla sabbia

La sabbia, insieme al fango e alla salsedine, sono i principali nemici delle parti meccaniche della nostra bicicletta. Non tutti i componenti sono però esposti allo stesso modo. Alcune parti meccaniche sono sigillate adeguatamente, altre invece sono totalmente esposte al rischio di abrasione determinato dalla sabbia fra le parti in movimento. Vediamo un breve elenco delle parti della bici e le relative conseguenze della sabbia su di esse.

Trasmissione

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mtbmonza.it

La trasmissione è sicuramente la parte più esposta della bicicletta. La presenza del grasso, infatti, se da un lato protegge le parti in movimento, dall’altro genera un “impasto” pericolosissimo per le parti coinvolte. Successivamente ad un’uscita su strada polverosa o fangosa, è indispensabile pulire le parti interesseate, con detergenti specifici ma evitando l’uso di solventi eccessivamente aggressivi. Tale tipo di manutenzione straordinaria servirà a mantenere la trasmissione efficiente per molto tempo evitando l’usura delle sue parti componenti. In particolare bisogna prestare molta attenzione nella pulizia della guarnitura, della catena, delle pulegge del deragliatore posteriore e del pacco pignoni della ruota posteriore. Per la rimozione del grasso esausto o delle polveri delle parti sconsigliamo l’uso della lancia a pressione disponibile presso gli autolavaggi ma di utilizzare il tradizionale metodo “spugnetta/detersivo” o un flusso di acqua a bassa pressione. Questo preserverà le parti sigillate dall’infiltrazione dell’acqua dovuta all’alta pressione.

 

Le sospensioni

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La sabbia rovina la forcella

La forcella e l’ammortizzatore posteriore sono esposti al rischio che le sabbie più sottili riescano a superare i raschia polvere mischiandosi con l’olio di lubrificazione dei foderi o del manicotto dell’ammortizzatore. Nelle forcelle a bagno aperto la sabbia può contaminare anche l’olio dell’idraulica. I granelli di sabbia che superano tali barriere e si mescolano con l’olio di lubrificazione hanno un potere abrasivo notevole e determinano un’usura precoce delle boccole di scorrimento e dello strato di anodizzazione degli steli. Il risultato è una riduzione nell’efficienza della forcella con conseguente spesa (non trascurabile) per il suo ripristino. La soluzione radicale è evitare i terreni polverosi (ma questo è quasi impossibile) o pulire gli steli ad ogni uscita “a rischio”. Per pulirli basta utilizzare un solvente delicato e una pezza morbida, cercando di rimuovere tutta la sabbia.

 

Gomme

gravelcyclist.com

La sabbia usura le gomme – gravelcyclist.com

La sabbia esercita la sua forza abrasiva anche sulle gomme. Il problema, in questo caso, è determinato dal fatto che le gomme più adatte ai terreni molto sabbiosi sono quelli con la mescola più morbida perché si “appiccicano” meglio. Tuttavia, una gomma più morbida, nonostante determini un maggiore grip, ha anche una durata inferiore perché si consuma più velocemente. Il trade-off è dunque fra gomme morbide che garantiscano un grip maggiore sulle strade polverose al costo di una minore durata nel tempo oppure gomme dure che aderiscano peggio ma durino di più. Un trucco per migliorare le prestazioni sulla sabbia delle gomme dure è di ridurre la pressione di gonfiaggio per aumentare il grip, rispettando comunque i valori di pressione di gonfiaggio consigliati dal produttore.

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